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Periodico web e cartaceo dell'Artigianato, del Commercio e della Piccola Industria

marzo-aprile 2018

Fondato nel 1946

Editoriale

La poltrona per due che divide l’Italia

Subito un governo solido e autorevole

Gli imprenditori preoccupati dall’esito del voto del 4 marzo

 

«Le elezioni politiche del 4 marzo scorso hanno consegnato al Paese, com’era del resto prevedibile, un quadro di forte incertezza politica con due vincitori potenziali che fino ad oggi non sembrano aver raggiunto un’intesa in grado di assicurare la governabilità del Paese. L’ipotesi di un governo tecnico di breve durata sostenuto da una legislatura di corto respiro destinata solo ad approvare l’ennesima legge elettorale che dovrebbe assicurare maggioranze stabili sembra piano piano prendere forma, mentre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella prosegue la sua opera di ascolto e mediazione per scongiurare al Paese il rischio dell’ingovernabilità. Di fatto, è in corso una partita a tre dall’esito molto incerto. Provando a semplificare, ci troviamo di fronte ad un Movimento 5 Stelle, saldamente guidato da Luigi Di Maio, che è la prima forza politica del Paese ma non ha i numeri per governare da solo, e che è disponibile ad accordi con un Pd - il grande sconfitto da questa tornata elettorale - che però con i Cinque Stelle non vuole averci a che fare e con la Lega di Matteo Salvini in perenne confronto muscolare con Silvio Berlusconi, ma non con lo stesso Berlusconi definito impresentabile. Al tempo stesso, però Salvini contende a Di Maio il ruolo di possibile capo dell’esecutivo in uno scontro sterile che è di fatto un muro contro muro.

 

E quindi? CNA esprime grande preoccupazione perché questo quadro di incertezza rischia di indebolire l’immagine dell’Italia nel contesto europeo e di indebolire la già fragile ripresa economica in atto che ha ridato negli ultimi mesi un po’ di ossigeno ad un sistema economico asfittico dopo dieci anni di crisi. L’Italia non ha bisogno di elezioni anticipate e di litigi tra le forze politiche, ma di un governo solido che possa dare risposte alle aspettative del Paese e, in particolare, agli artigiani e ai piccoli e medi imprenditori. Non è certamente compito della CNA indicare nomi o alleanze. Siamo però una grande organizzazione imprenditoriale, riferimento imprescindibile per le forze politiche e per la società e abbiamo il dovere di far sentire la voce dei nostri soci imprenditori, evidenziando i pericoli che una stasi prolungata farebbe correre al sistema Italia. Al futuro governo, qualunque esso sia, e augurandoci possa arrivare il prima possibile, abbiamo tante cose da chiedere, tanti problemi irrisolti verso i quali pretendere una manifestazione di interesse e una possibile risposta. Non vogliamo fare qui un lungo elenco di rivendicazioni, ma certamente ricordare a chi ha vinto e a chi ha perso che l’esito di queste elezioni ha reso quanto mai chiaro a tutte le forze politiche in campo lo stato di insoddisfazione della stragrande maggioranza degli italiani e che la nostra Confederazione parla a nome di oltre 600 mila imprese familiari che rappresentano più di 2 milioni di italiani.

 

Un bel termometro. Lasciateci, quindi, inviare tre messaggi chiari al futuro governo su fisco, burocrazia e credito. In Italia sulla piccola impesa grava una pressione fiscale complessiva pari al 61.2% del reddito prodotto, non sostenibile, mentre il sistema fiscale non riesce a contrastare efficacemente la concorrenza sleale attuata dagli evasori e non premia, come sarebbe giusto, la fedeltà fiscale della maggior parte degli imprenditori. Il costo della burocrazia per le imprese ha raggiunto i 22 miliardi di euro all’anno anche a causa di una legislazione troppo complessa, dell’incertezza nei tempi, dei costi eccessivi e dei tanti adempimenti che rappresentano veri e propri ostacoli per le imprese. La parola d’ordine deve essere una sola: semplificare. In ultimo, dal 2011 ad oggi, il credito bancario alle imprese è diminuito del 20%. Si deve ricreare la convenienza delle banche a investire nelle piccole imprese, vero patrimonio della manifattura italiana, ripristinando le condizioni di fluidità nell’accesso al credito per l’economia reale. In particolare, è prioritario modificare quelle regole europee sulla vigilanza bancaria, illogiche nella loro indifferenza alla dimensione dei crediti concessi, che portano a privilegiare gli impieghi meno rischiosi e più garantiti; concentrare l’applicazione del Fondo di garanzia pubblica sulle operazioni di minore importo, privilegiando la compartecipazione dei Confidi; valutare l’ipotesi di messa in campo di uno strumento pubblico atto a sostenere l’accesso al credito delle piccole imprese».

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