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Periodico web e cartaceo dell'Artigianato, del Commercio e della Piccola Industria

Luglio-agosto 2018

Fondato nel 1946

Editoriale

Tanto buon senso e buone vacanze

per un rientro a settembre operoso

No alla demolizione frettolosa del Jobs Act, sì alle Olimpiadi

«Buone vacanze cari lettori, imprenditori e famigliari, ma anche politici e amministratori, locali e nazionali. E che questa estate porti buon consiglio a tutti oltre che un meritato riposo e un po’ di svago dalla routine e dai problemi quotidiani. Di certo, le aspettative degli italiani in questo periodo son grandi. Per dirla con le parole, divertenti, di Luca Carboni: “Tutti vogliono una grande festa. Un’estate tridimensionale. Ma cosa te lo dico a fare. Ma vieni più su, vieni quassù. Il mondo aspetta una grande festa. Una bomba nucleare. E noi che ce ne andiamo al mare. Ce ne andiamo al mare”. Già, ce ne andiamo al mare. Forse proprio non tutti, però, in un’Italia che si scopre ogni anno più povera e che nel 2017 conta più di 5 milioni di residenti che non riescono a soddisfare i bisogni primari personali e della loro famiglia. E poi questa festa non era già iniziata? Molti l’hanno fatta coincidere con l’avvento, pur sofferto, del “governo del cambiamento”. Un governo nato non dalle elezioni del 4 marzo scorso che hanno invece lasciato il paese lacerato dalle divisioni, ma dal programma concertato tra le due forze di maggioranza relativa che dal 1° giugno sostengono il premier Giuseppe Conte: il Movimento 5 Stelle e la Lega Nord. Quindi, la vecchia politica è andata in pensione? E la nuova politica salverà il paese? Sono grandi gli interrogativi che sorgono quando ci si ferma a riflettere sul contesto politico nazionale e che dovremmo forse lasciar sedimentare in spiaggia, con la testa ben protetta per scongiurare ulteriori colpi di sole. Di certo, occorre mettere dei punti fermi. Ed uno prima di tutti.

 

La campagna elettorale è finita. Occorre abbassare i toni, da tutte le parti, e iniziare a lavorare seriamente per il governo del paese, sia a livello locale che nazionale. Occorre evitare atteggiamenti «partigiani» di ogni sorta, occorre ascoltare le parti sociali (tutte) e saper fare sintesi. Non si governa un paese o una città contro qualcuno (chiunque esso sia). Si governa per i cittadini. Per migliorare le cose. E per farlo serve coraggio. Certo. Come a Torino, dove le divisioni interne alla maggioranza che sostiene il Sindaco Chiara Appendino rischiano - se non superate - di far perdere alla città una battaglia importante per il proprio futuro. Quella per ottenere l’assegnazione delle Olimpiadi invernali del 2026. Certo. Tanti errori sono stati commessi nell’organizzazione dei Giochi olimpici del 2006 a Torino. E siamo stati proprio noi di CNA che rappresentiamo le forze economiche maggioritarie, ma anche più deboli di questo territorio a denunciarlo in svariate occasioni. Però, è solo facendo che si può migliorare, non abdicando dal fare. Le Olimpiadi sono state molto probabilmente la più grande opportunità di rilancio dell’immagine di Torino nel mondo, dopo l’Unità d’Italia. Torino non può rinunciare al bis nel 2026 e soprattutto non può perdere a favore della concorrente Milano che con la neve ha ben poco a che spartire. Detto questo, non bisogna neppure scivolare nell’errore di strafare.

 

E veniamo, a tal proposito, al Jobs Act e alle azioni messe in atto dal Governo su suggerimento del vice premier Luigi Di Maio che nel dichiarare una pur condivisibile battaglia alla precarietà sta definendo, proprio mentre stiamo mandando in stampa Corriere Artigiano, un pacchetto di misure che passerebbero sotto il nome di “decreto dignità” e che potrebbero avere ripercussioni negative sul tessuto imprenditoriale italiano. Il Jobs Act avrà pure dei limiti e può essere migliorato, ma occorre uscire dalla spirale perversa di voler sempre demolire tutto ciò che è stato costruito dagli avversari politici. Occorre lavorare pro e non contro, torniamo a ripeterlo. Le imprese hanno bisogno di flessibilità e non di nuove rigidità: hanno bisogno, per esempio, di un nuovo regime che regoli meglio il lavoro occasionale, rimasto orfano dei voucher. Perché il mercato è sempre più instabile, ma la ricchezza può essere distribuita solo se viene concretamente prodotta. E sono le aziende a produrre questa ricchezza, quindi le aziende vanno aiutate a creare posti di lavoro. Insomma, reintrodurre le causali nei contratti a tempo determinato e rendere i licenziamenti più costosi per gli imprenditori, pensando che vi siano aziende che si “divertano” a licenziare un loro dipendente, equivale a non aver ascoltato o perlomeno compreso la voce degli imprenditori che chiedono invece a gran voce di poter lavorare in condizioni migliori, di poter stabilizzare e anche incrementare i loro dipendenti, di essere aiutati dal sistema paese a raggiungere i mercati esteri come avviene per i loro colleghi d’oltralpe. Che questa estate sia una piacevole tregua per tutti. E non sarà necessario che sia col botto, come dicono a Roma; gli effetti speciali non serviranno (forse non ce li possiamo nemmeno più permettere). Basterà lasciarla scorrere serenamente per recuperare, tutti, un po’ di serenità. Buone vacanze, dunque, e arrivederci a settembre».

Paolo Alberti, Segretario CNA Torino

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