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Periodico web e cartaceo dell'Artigianato, del Commercio e della Piccola Industria

Novembre - dicembre 2018

Fondato nel 1946

Editoriale

La «Nazionale del Pil» ha detto Sì

alla Torino-Lione e allo sviluppo

A Torino, 12 Associazioni d’impresa si mobilitano per il futuro

«Dodici Associazioni d’impresa che, insieme, rappresentano 13 milioni di lavoratori e oltre il 65% del Pil italiano hanno detto sì, dal palco delle Ogr di Torino, lo scorso 3 dicembre, alla Tav Torino-Lione e in generale alle grandi infrastrutture strategiche europee, per dire contemporaneamente sì allo sviluppo e alla crescita sostenibile dell’Italia, firmando un ‘Manifesto per le infrastrutture e lo sviluppo’ (copia del documento è disponibile in CNA in formato pdf, a richiesta, ndd). All’incontro a cui hanno assistito oltre 2 mila imprenditori provenienti da tutta Italia, erano presenti i Presidenti nazionali di Confindustria, CNA, Ance, Confartigianato, Casartigiani, Confapi, Confesercenti, Confagricoltura, Legacoop, Confcooperative, Confcommercio e Agci. ‘Senza infrastrutture non c’è crescita’ è stato il grido unanime dei Presidenti, ampiamente applauditi dalla platea. Perché le infrastrutture servono all’Italia. Perché non stiamo affatto andando verso un’economia dematerializzata dove le merci viaggeranno tramite stampanti 3D, come qualche futurologo ha detto in questi mesi. L’Italia, in particolare, ha un’economia manifatturiera basata sull’importazione di beni che trasforma e riesporta all’estero. Se non importiamo ci manca la materia prima per esportare. La nostra economia è fatta così: muove milioni di tonnellate di prodotti finiti e di materie prime.

 

E tutto questo necessita di mezzi di trasporto efficienti, soprattutto per collegarci agli altri paesi europei verso i quali sono diretti ben 290 miliardi di export all’anno. Secondo la Sace, l’Italia perde ogni anno 70 miliardi di export a causa del deficit di capacità logistica, mentre pesano per 44 milioni di tonnellate le merci che passano attraverso il solo arco alpino occidentale, interessato dal nuovo tunnel ferroviario della Torino-Lione. Occorre integrare i sistemi di trasporto esistenti: strada e ferro devono crescere insieme; il ferro per le lunghe distanze e la gomma per le brevi. Un treno a pieno carico può sostituire 60 Tir e una efficiente gestione della logistica ferro-gomma consentirebbe all’Italia di risparmiare 840 milioni di euro di costi di trasporto. Ora, la linea ferroviaria storica che ci collega con la Francia e che fu progettata e costruita ai tempi di Camillo Benso di Cavour (fu inaugurata il 22 maggio 1854) ha pendenze troppo elevate e raggi di curvatura troppo stretti. Questo significa velocità di percorrenza ridotte - occorrono fino a tre locomotori per dare la spinta ai convogli - ma anche bassa intensità del traffico ferroviario, in quanto per motivi di spazio un treno merci e un treno passeggeri non possono viaggiare insieme all’interno dello stesso tunnel. Possiamo avere una crescita economica senza lo sviluppo dei trasporti? La risposta è no. Senza il tunnel di base della Tav che si caratterizza per una pendenza molto ridotta non sarà possibile sviluppare i trasporti merci su rotaia con la Francia e il resto d’Europa e l’Italia tutta - non solo il Piemonte o il nord-ovest - rischia l’isolamento perché con il progressivo sviluppo tecnologico dei treni prima o poi la linea ferroviaria storica non sarà più utilizzabile. Le imprese ritengono che ‘non costruire le infrastrutture equivale ad avere una visione miope del futuro’. Occorre, dunque, agire e presto per il bene dell’Italia»

Un momento dell’intervento di Daniele Vaccarino sul palco delle Ogr

(foto, Virgilio Ardy)

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