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Novembre-dicembre 2017

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Attualità

CNA in prima linea in difesa della libera circolazione dei veicoli commerciali a Torino

Diciamo no al fermo degli Euro 5 diesel

Scarlatelli: «Ogni giorno di stop si traduce in milioni di euro di Pil bruciati; danno irreparabile»

Giù le mani dagli Euro 5 diesel. E’ questa la richiesta, secca, avanzata dalla CNA Torino all’Amministrazione comunale di Torino che a partire dalla metà del mese di ottobre ha iniziato a coinvolgere anche i possessori di veicoli commerciali e privati Euro 5 diesel nei blocchi alla circolazione, parificandoli ai più inquinanti e vetusti Euro 3 ed Euro 4. «Si tratta di un grave danno economico per le imprese artigiane, commerciali e per i liberi professionisti che usano l’auto per lavoro durante tutto l’arco della giornata» ha dichiarato agli organi di informazione il Presidente di CNA Torino Nicola Scarlatelli. «Gli Euro 5 sono veicoli che hanno meno di tre anni e non è pensabile colpevolizzare cittadini e imprese per il loro utilizzo» ha precisato Scarlatelli ricordando che «nella sola Città metropolitana di Torino sono attive oltre 130 mila imprese artigiane e commerciali che salvo rari casi possiedono veicoli diesel fino all’Euro 5» e che «ogni giorno di fermo si traduce in milioni di euro di Pil perduti in modo irrimediabile».

 

Sulla materia, si registra anche la posizione espressa da Rete Imprese Italia - di cui CNA è membro - che lo scorso 24 ottobre in una nota stampa unitaria delle Associazioni datoriali che la costituiscono ha messo sotto accusa la gestione unilaterale della vicenda smog da parte della Città di Torino colpevole di non aver mai reso operativo il tavolo tecnico annunciato nell’autunno 2016 al quale avrebbero dovuto essere invitati i rappresentanti del sistema produttivo locale (tra cui CNA che si è sempre mossa in prima linea), ma anche di anticipare le scadenze previste dall’Accordo antismog del bacino Padano siglato il 9 giugno scorso che prevede la messa al bando dei veicoli Euro 5 solo dal 2025, con iniziative unilateriali che inaspriscono le misure concordate da Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Rete Imprese Italia chiede che la Giunta Appendino «introduca la concertazione come pratica di governo, secondo il concetto costituzionale di sussidiarietà, ma soprattutto in considerazione degli straordinari risultati che, nel tempo, questa pratica ha garantito alla Città ed alle imprese».

 

Rete Imprese Italia evidenzia, inoltre, le «significative ricadute negative in termini di immagine» prodotte dalle comunicazioni allarmistiche di autorevoli esponenti dell’Amministrazione nei confronti degli organi di informazione; ricadute, doppiamente negative, per una realtà come Torino, che aspira ad accrescere la propria vocazione turistica». E’ inoltre urgente «attuare un coordinamento dei comuni dell’area metropolitana, come previsto dalla Regione e come più volte richiesto dalle associazioni scriventi» e «prevedere ed attuare politiche strutturali per la tutela della qualità dell’aria e non rincorrere le emergenze come avviene da troppo tempo». In particolare, Rete Imprese Italia chiede di esentare dai provvedimenti emergenziali antismog i veicoli commerciali con omologazioni N1, N2 ed N3. Le fasce orarie di libera circolazione previste per i veicoli commerciali devono, inoltre, valere anche per i veicoli trasporto persone intestati alle attività artigiane dei servizi (per la consegna merci e l’assistenza tecnica, la manutenzione autoveicoli, etc.). Gli impiantisti e chi eroga servizi (tintolavanderie industriali che consegnano lenzuola e tovagliato ad alberghi e ristoranti, etc.) devono vedersi riconosciute delle esenzioni poiché i loro interventi e le loro prestazioni sono spesso urgenti ed indilazionabili.

Nicola Scarlatelli, Presidente CNA Torino (foto Chiarenza)

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