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Periodico web e cartaceo dell'Artigianato, del Commercio e della Piccola Industria

Luglio - agosto 2019

Fondato nel 1946

Storie

Intervista al fondatore dell’azienda di Bruino, Giuseppe Cerutti, in attività dal 1951

Ricer fa viaggiare i rimorchi nel mondo

Premio Fedeltà al lavoro, produce con figlio e nipote assali e sospensioni industriali

Si definisce un singolare incrocio genetico tra lombardi e veneti, per via delle sue lontane origini, ma dichiara con orgoglio di essere nato e sempre vissuto da ben 88 anni a Moncalieri. Giuseppe Cerutti, fondatore e titolare della Ricer Sas e Socio CNA praticamente da sempre, fa l’imprenditore dal 1951 e per i suoi primi 53 anni di attività ha anche ricevuto, nel 2012, il Premio alla fedeltà al lavoro e per il progresso economico. Intanto, il tempo è passato e gli anni di attività sono già diventati 60. «Nessuna schiavitù verso il lavoro», scherza: «Sono sempre stato soddisfatto della strada che ho intrapreso». Di strada ne ha fatta nella sua vita Giuseppe Cerutti, proprio come i componenti meccanici che realizza e vende in mezzo mondo. Ricer produce, infatti, assali e sospensioni industriali per rimorchi. In qualche modo, i rimorchi lo perseguitano da sempre. «Prima li avevo al traino da autotrasportatore - sorride ricordando il suo primo mestiere - e ora costruisco la meccanica che li fa viaggiare sulle strade». Papà Giacinto e mamma Francesca (Sacchero) erano due semplici operai Fiat, con origini contadine.

 

Lui astigiano e lei delle parti di Acqui Terme. Giuseppe va a scuola con buona voglia e dopo le scuole dell’obbligo si iscrive all’avviamento professionale, a Torino, ma dopo il terzo anno a causa della malattia del papà deve lasciare gli studi per occuparsi del negozio di alimentari di via Passo Buole che i genitori hanno rilevato dopo la pensione. E da quel momento non si sarebbe più fermato. Su consiglio di amici prende la patente E per condurre veicoli che trainano rimorchi pesanti. Sono gli anni del boom economico, la Fiat produce in gran serie automobili popolari che devono raggiungere tutta l’Italia. Inizia a guidare una bisarca Viberti per trasportare auto che preleva allo stabilimento Fiat di Rivalta. Lavora in tandem con un coetaneo, l’amico Elio Garbarino, oggi scomparso: per legge le bisarche dovevano essere accodate a due a due nei lunghi viaggi. Ha appena 19 anni e si «spara» in continuazione in autostrada Torino-Bari-Brindisi-Lecce: 72 ore di viaggio andata e ritorno. Eppure, ride, «riuscivamo ancora ad andare a ballare una sera a settimana». Fa questa vita per cinque anni, «macinando» centinaia di migliaia di chilometri. Poi, tramite un altro amico va a lavorare in un’azienda meccanica di Torino, in via Tommaso Gulli: la classica «boita» dell’Italia degli anni «ruggenti», sistemata in un garage all’interno di un cortile condominiale. Il titolare è malato e non ha figli e vuole a tutti i costi insegnare il mestiere a qualcuno per passargli l’azienda che ha creato. I due si piacciono e inizia l’avventura. Qui si producevano particolari meccanici per autocarri. Rilevata l’azienda, dopo pochi anni si trasferisce a Nichelino, in via Belfiore. Acquista una casa e un terreno e costruisce 300 mq di officina. L’attività continua a crescere e così dopo pochi anni si sposta di nuovo, sempre a Nichelino, in un’area di 1000 mq con tanto di uffici.

 

Cerutti continua a produrre componenti meccanici per autocarri:  lavora per la Viberti, negli anni d’oro dell’azienda, poi fallita, e per tanti ricambisti indipendenti. Mai per Fiat. Nel 1975, in corso Marconi, a Bruino, apre una seconda attività per effettuare trattamenti termici di particolari meccanici e renderli più resistenti all’usura. È una lavorazione fondamentale e incorporando in azienda questo know how arrivano nuove efficienze; altre efficienze arriveranno nel 1980 con il trasferimento di tutte le attività di Cerutti in corso Marconi a Bruino, città in cui, in via Volvera, ha oggi sede la Ricer. L’azienda si sviluppa su una superficie di 1200 mq e 540 mq di uffici e conta attualmente 7 addetti, tra cui Giuseppe Cerutti, il figlio Fulvio classe 1962 e il nipote Umberto classe 1995 che in azienda si occupano rispettivamente di vendite e rapporti con i clienti e della qualità e della progettazione. Quattro, invece, sono gli operai specializzati addetti al montaggio e al controllo qualità dei pezzi meccanici che in parte vengono prodotti con macchine a controllo numerico e in parte da aziende esterne. «Il cuore e il cervello della Ricer è qui» sottolinea Cerutti: «Poi abbiamo un indotto di 40 persone che lavorano per noi e per altre aziende». Negli anni migliori la Ricer era arrivata ad avere 25 dipendenti, ma con la crisi del 2007-2008 le commesse e il fatturato si riducono drasticamente. Per salvarsi e rilanciarsi sul mercato, l’azienda favorisce il pensionamento dei dipendenti più anziani e la creazione di nuove partite Iva tra gli operai più intraprendenti, cedendo in comodato d’uso alcuni dei suoi macchinari.

 

È una mossa vincente perché non solo l’azienda si salva, ma riesce progressivamente a portare la sua quota export all’85% quando nel 1995 era interamente legata al mercato interno. Ricer vende stabilmente in Medioriente, est Europa, Africa e in diversi paesi dell’area Ue. I paesi più significativi? Prima della caduta di Gheddafi la Libia dove l’azienda aveva allestito e manuteneva qualcosa come 3 mila rimorchi destinati al trasporto interno delle merci. «Con la crisi Libica - spiega Cerutti - ci abbiamo rimesso 2 milioni di euro di fatturato». Libia a parte, l’azienda è ben posizionata sui mercati di Algeria, Tunisia, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Benin, Costa d’Avorio, Egitto, Nigeria, Spagna. Ricer rifornisce assemblatori locali di rimorchi. L’azienda ha numerose certificazioni internazionali di qualità (Tuv, Anab e Sai Global) e sul mercato interno lavora prevalentemente per il colosso delle costruzioni Salini Impregilo, fornendo ricambi per autocarri e rimorchi destinati ai trasporti eccezionali che viaggiano in mezzo mondo. Il fatturato è vicino ai 2 due milioni di euro, ma Cerutti spera ancora di poterlo raddoppiare appena si riprenderà il mercato libico che continua a monitorare con un proprio cliente di massima fiducia. C’è molta tecnologia, oggi, nelle componenti meccaniche di un rimorchio che percorre 2 milioni di chilometri: sistemi di frenata, di gestione degli attriti e del calore sviluppato durante l’arresto e sistemi innovativi di smontaggio del gruppo ruote e mozzi (dove l’azienda detiene anche un brevetto internazionale) sono il punto di forza della Ricer che si dice ottimista sul proprio futuro. «Produciamo dai mille ai 3 mila pezzi l’anno e siamo presenti alle fiere internazionali del settore, da Dubai all’Etiopia, alla più vicina Piacenza dove si tiene ogni due anni Gis Expo, l’unico evento italiano dedicato agli utilizzatori di gru, piattaforme aeree, sollevatori telescopici, carrelli elevatori, macchine e attrezzature per la movimentazione industriale e portuale, la logistica meccanizzata e il trasporto pesante.

 

E anche se non può certo essere definito un «nativo digitale», Cerutti ha ben compreso da tempo l’importanza del web dove è presente con un sito multilingue (inglese, francese, russo, italiano) - www.ricergroup.com - che rende l’azienda visibile e rintracciabile dagli operatori del settore di tutto il mondo. Ma come vede il settore nei prossimi anni? «Non riesco ad immaginare grandi trasformazioni tecnologiche, in quanto il rimorchio è indipendente dalla motrice e anche se la trazione in futuro sarà sempre di più elettrica, ibrida o comporterà l’utilizzo di carburanti alternativi, il rimorchio viaggerà sempre al traino di una motrice e non avrà bisogno di particolari evoluzioni. Così come negli ultimi 40 anni non è cambiato molto». Ad ogni modo, Cerutti ritiene che ingraziarsi i Santi in paradiso sia sempre cosa buona e giusta e fonte ultima di salvezza. Così, il 26 settembre 2014, in uno dei momenti peggiori per l’economia locale e per l’azienda, Giuseppe fu ideatore di una «preghiera per il lavoro» in azienda, officiata dal parroco di Bruino, don Massimiliano Arzaroli, e aperta a tutti i lavoratori della zona. La ottenne anche l’attenzione dei media e certamente contribuì, se non a risollevare le sorti delle imprese, a tenere alto l’umore che poi è fondamentale per lavorare bene, soprattutto nei momenti difficili (al.st). Si invitano i Soci CNA a raccontare la propria esperienza imprenditoriale a Corriere Artigiano: tel. 011.1967.2152-2121, astefanoni@cna-to.it

In alto, Giuseppe e Fulvio Cerutti fotografati nella hall della ditta Ricer;

in basso, particolare di mozzo brevettato

Centro di lavoro a controllo numerico per alesatura, fresatura, tornitura, filettatura;

in alto, gruppi industriali per rimorchio pronti per la consegna e da completare

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