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Periodico web e cartaceo dell'Artigianato, del Commercio e della Piccola Industria

Maggio - giugno 2020

Fondato nel 1946

Storie

Da inizio Novecento realizza coperture su misura per mezzi di trasporto, oggi in Pvc

Venturello firma il Piemonte su strada

Ugo, terza generazione: «Contrasto la crisi con clienti privati e pagamenti in anticipo»

La Venturello Teloni di Settimo Torinese è una storica azienda a conduzione famigliare nata agli inizi del Novecento. Ugo Bianciotto, l’attuale titolare, classe 1968, Socio della CNA, rappresenta la terza generazione in linea diretta. A fare da apripista fu il nonno, Giuseppe Venturello. Il mezzo di trasporto più diffuso, a quel tempo, era il carro trainato dai cavalli e l’azienda vendeva coperte di lana per i cavalli e teloni per coprire i carri. Cotone, juta e canapa erano le materie prime più diffuse e disponibili a buon mercato. L’azienda, racconta Ugo a Corriere Artigiano, «si approvvigionava da tessiture del territorio e faceva la confezione su misura per il cliente». L’azienda aveva sede a Porta Palazzo, in un interno cortile di via Priocca, al civico 2, una delle vie che confluiscono in piazza della Repubblica, ed era condotta da Giuseppe insieme alla sorella, Virginia. Durante la Seconda guerra mondiale, la zona del centro storico di Torino fu profondamente segnata dai bombardamenti e come molti altri edifici quello in cui era nata la Venturello Teloni venne letteralmente raso al suolo.

 

Dopo la guerra l’isolato e il palazzo furono ricostruiti e la famiglia Venturello acquistò nuovi locali per proseguire l’attività. Nel frattempo, però, il mondo è cambiato profondamente e adesso sono i camion a dominare la scena del trasporto merci. Così, la Venturello prosegue con la produzione di teli per camion che vengono ancora realizzati in fibre tessili naturali. Sarà solo a partire dagli anni ‘70 che verrà introdotto l’uso di tessuti plastificati in Pvc. «Dalle cuciture a macchina si è così passati alle termo saldature del materiale» spiega Bianciotto, «ma il nostro modo di lavorare non è cambiato nella sostanza». Intanto, nel 1963 la ditta passa alla mamma, Maria Grazia Venturello, mentre il nonno apre un’unità locale a Nichelino dove Ugo inizia ad impratichirsi con il mestiere. «Avevo solo 17 anni», racconta: «Lavoravo di giorno e studiavo la sera. Alla fine, mi sono diplomato geometra all’Istituto Guarino Guarini di Torino». Intanto, sulla fine degli anni Ottanta, manca il nonno e Ugo continua a dare una mano alla nonna a Nichelino. «Avevo un rapporto bellissimo con la nonna e lei proprio non voleva saperne di fermarsi per godersi la pensione. Aveva lavorato tutta la vita e le sue giornate continuavano ad essere piene di lavoro».  Terminata la leva, Ugo va a lavorare dalla mamma a Porta Palazzo come coadiuvante. «Nel 1993 mia mamma mi cede l’attività e la proprietà del marchio che era stato inventato dal nonno e la ditta assume l’attuale denominazione: Venturello Teloni di Bianciotto Ugo». «Rimango lì fino al 1998 a produrre teloni su misura. Molti dei miei clienti sono i mercatali di Porta Palazzo. A quei tempi, fa sorridere dirlo, lo straniero era il calabrese.

 

Gli italiani del sud Italia erano gli immigrati di una volta che avevano preso il posto dei vecchi venditori piemontesi e che oggi sono stati in larga parte sostituiti da donne e uomini che provengono da mezzo mondo». Di fatto, la Venturello era l’azienda di servizio per tutto il mercato perché qui prendevano forma i teloni per il camion e le coperture dei banchi della piazza. Insieme a Salvatore, il dipendente che lavorava con la mamma, Ugo inizia piano piano ad allargare il giro d’affari dell’azienda e il laboratorio comincia a diventare troppo piccolo. Aumentano, intanto, anche le dimensioni dei camion e conseguentemente le metrature di Pvc da gestire, mentre la zona di Porta Palazzo è sempre più caotica e difficile da raggiungere per i clienti che non sono più solo «locali». «Salvatore, emigrato dalla Sicilia, era un grande lavoratore e mi ha insegnato molti segreti del mestiere. Gli devo molto e lo ricordo con affetto. L’ho accompagnato alla pensione». Alla ricerca di una nuova localizzazione per l’azienda, nel 1998 Ugo si trasferisce nella zona industriale di Settimo Torinese denominata «Cebrosa uno». «Non ho grandi desideri per il futuro» dice a cuor sereno. «Oggi sono titolare di un’azienda economicamente sana». Il grande problema oggi? «Sono le maestranze. Il mondo è cambiato velocemente in questi ultimi decenni e il diritto del lavoro non si è mosso alla stessa velocità e nella stessa direzione».

 

Il rapporto con la clientela? «Ai clienti chiedo sempre un anticipo e il saldo alla consegna. In alcuni casi pretendo anche il pagamento anticipato, specie quando non c’è un rapporto consolidato nel tempo. Ai miei colleghi imprenditori dico: non bisogna aver paura di chiedere i soldi. Se uno non intende pagare, è meglio scoprirlo prima. Dopo diventa un doppio danno: hai lavorato gratis e ci hai rimesso materiale e fatica». Per Ugo questo è un punto fermo: «L’azienda in tempi di crisi deve rimanere solida da un punto di vista finanziario. Non deve dipendere dalle banche. Preferisco perdere un cliente che non accetta le mie condizioni. E devo dire che capita molto di rado. Perché siamo bravi. Perché abbiamo una storia». Il core business della Venturello rimane il telone per i camion e viaggia su strada per l’Italia, ma è in Piemonte che l’azienda ha le sue radici profonde ed è qui che è un’autorità indiscussa. «Oggi realizziamo anche gazebo, tende da sole, teli per portoni sezionali e qualsiasi tipo di copertura, dal tavolo alla tettoia esterna. Con il Pvc si può fare di tutto». Dall’inizio dell’emergenza sanitaria, le richieste dei privati sono addirittura salite in modo significativo: soprattutto tende da sole per i balconi e gazebo per i giardini. Vivendo di più la casa le famiglie sono probabilmente più attente alle migliorie. Per contro, l’utenza business complice il fermo di molte attività è calata in modo significativo anche se per forza di cose tornerà a crescere. «Il materiale che utilizzo è di produzione europea: Francia, Austria e Germania. In Italia non esistono più produttori di Pvc e il prodotto d’importazione cinese non mi piace, non lo reputo di una qualità adeguata. Del resto, io non sono mai stato per i grandi volumi e per i grandi lavori. Sono per fare meno, ma lavorare bene». Molti sono i lavori importanti di cui Ugo è particolarmente orgoglioso: «Durante le Olimpiadi invernali di Torino 2006, i gazebo della Medals Plaza di piazza Castello a Torino erano firmati Venturello, ma ho lavorato anche per il settore aeronautico realizzando le coperture protettive dei parabrezza degli aerei militari.

 

Nel 2013, invece, ho ‘vestito’ le coperture di un camion sponsorizzato per la Dakar, erede della mitica competizione rally Parigi-Dakar. Molti dei gazebo di CioccolaTò sono, infine, nati qui a Settimo nella mia azienda». Un sogno nel cassetto? «Che ci sia più rispetto tra le persone, tra cliente e fornitore, nelle famiglie. L’Italia ne ha un gran bisogno, per tornare a crescere. Il lavoro non manca, anche se ogni tanto servirebbe un po’ più di serenità». Il passaparola? «E’ ancora molto importante, ma non basta più. Stiamo usando molto Internet per allargare i nostri orizzonti e avvicinare la clientela privata. Così facendo, poco per volta, stiamo estendendo il nostro giro d’affari alle regioni confinanti. La cosa bella è che il cliente privato che ti raggiunge o che noi raggiungiamo tramite Internet non fa mai difficoltà a pagare in anticipo. E non chiede mai sconti. E questo mi piace molto». Il passaggio generazionale? «E’ ancora un problema remoto, ma ogni tanto ci penso. Ho tre figli, saranno loro a decidere quando avranno l’età giusta: Martina, 20 anni; Giuliano, 17 anni; Matilde, 14 anni». Sono dei ragazzi in gamba, ognuno nel loro ambito. E Ugo non nasconde che Matilde è la sua fan. Senza nulla togliere agli altri figli, s’intende: «Devo dire che da un punto di vista manuale, Matilde è davvero fantastica. Vuole vedere tutto e capire. Spero che se prenderanno in gestione l’azienda, quando mi sarò stancato di fare questo lavoro, ciò possa avvenire in un mondo migliore di quello in cui viviamo. Lo auguro a loro, ma lo auguro a tutti» (al.st). Si invitano i Soci CNA a raccontare la propria esperienza imprenditoriale a Corriere Artigiano: tel. 011.1967.2152-2121, astefanoni@cna-to.it

Ugo Bianciotto nel suo laboratorio con in mano un paio di forbici, strumento simbolo

della «sartorialità» del suo mestiere

Grandi superfici e tanti colori: la confezione

di teloni in Pvc su misura richiede grandi spazi

e spesso comporta ancora l’uso della macchina da cucire che si affianca alle più moderne termosaldature

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