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Periodico web e cartaceo dell'Artigianato, del Commercio e della Piccola Industria

Maggio - giugno 2019

Fondato nel 1946

Editoriale

Europa: il voto impone ai Governi

un nuovo senso di responsabilità

Basta con gli scontri, più dialogo e ricerca di soluzioni condivise

«Archiviata la campagna elettorale, ci si ritrova di fronte a un Parlamento europeo a forte maggioranza europeista: gli euroscettici non sono riusciti a destabilizzare le istituzioni comunitarie. Due elementi emergono con forza dal voto: l’aumento dell’affluenza, si è registrato il dato più alto dal 2000; l’affermazione delle formazioni ambientaliste che impongono alla prossima agenda europea i temi dello sviluppo sostenibile e dell’ecologia. Tre, invece, le grandi questioni che sono state al centro del dibattito pubblico prima del voto e che dovranno trovare presto una soluzione: a) la denatalità che alimenta l’invecchiamento della popolazione; b) il governo dei flussi migratori e le necessarie politiche di integrazione; c) il cambiamento del mondo del lavoro con l’automazione e le piattaforme digitali. Questi temi difficilmente potranno trovare una soluzione a livello nazionale, ma richiedono un’azione da parte dell’Unione europea. Oggi il nostro Governo, pur ‘euroscettico’, dovrà superare le inevitabili diffidenze operando con una logica di leale cooperazione che impegna i vari Stati e le loro Istituzioni.

 

L’Italia non può permettersi di stare ‘fuori’ dall’Unione. Può però portare nel nuovo Consiglio alcuni temi che partendo dalla nostra peculiarità possano arricchire l’Europa stessa. L’immigrazione che non può vedere uno scontro tra penultimi e ultimi. La presenza diffusa di lavoro autonomo, di micro e piccole imprese che distinguono l’Italia dal resto dei Paesi europei. Chi governa deve essere consapevole che il nostro Paese oggi rischia di subire una nuova fase di recessione economica e che ci si ritrova di fronte a dati altamente preoccupanti, con valori altamente contraddittori tra di loro che non aiutano a creare un’immagine positiva dell’Italia. Il debito pubblico ha raggiunto il 133.7% del Prodotto interno lordo. Lo spread, da tempo superiore ai 250 punti, fa si che gli interessi sui nostri titoli di Stato pari all’1.82% abbiano superato quelli greci. L’Italia è a rischio più alto della Grecia e gli investitori cercano titoli più solidi. La debolezza dell’export e dei consumi secondo l’Istat portano a prevedere nell’anno in corso una leggera diminuzione del Pil. Ritornando al tema dell’immagine del nostro Paese, i dati relativi all’Irpef del 2017 evidenziano uno stato di diffusa povertà. Quasi 13 milioni di contribuenti non versano l’imposta perché guadano meno della soglia minima; 10.9 milioni di assegni pensionistici sono sotto i 750 euro mensili.

 

Ma la ricchezza finanziaria è pari a 440 miliardi di euro e quella immobiliare raggiunge i 630 miliardi. La cosiddetta media del pollo evidenzia 7400 euro procapite di ricchezza finanziaria e 100 mila euro procapite di quella immobiliare, ma proprio perché è la media del pollo si evince che la forbice tra poveri e ricchi invece di restringersi si è allargata. Si stima, inoltre, che l’economia sommersa ha un valore di 210 miliardi di euro mentre le tasse e i contributi evasi valgono 108 miliardi di euro. Il Governo non può pensare di scrivere la nuova manovra finanziaria senza tenere presente la situazione evidenziata dai dati prima riportati. Continuare a proporre soluzioni irresponsabili agendo con logiche di campagna elettorale permanente non serve al Paese e non serve soprattutto a coloro ai quali si rivolge con maggiore attenzione l’attuale Governo: le fasce più deboli del lavoro, gli autonomi, le micro e piccole imprese. Di fronte ad una possibile implosione della situazione economica sarebbero questi i soggetti a pagare il prezzo più alto così come dimostrano i dati frutto della crisi iniziata nel 2010 e che ancor oggi non vede che piccoli spiragli di luce in fondo al tunnel. Passando dal fronte europeo a quello interno, il rinnovo del Consiglio Regionale del Piemonte ha visto affermarsi una nuova maggioranza con l’elezione a Governatore di Alberto Cirio chiamata a ridefinire alcune linee strategiche. Si parla dei diversi ‘Piemonti’, delle necessità di una politica più attenta ai territori e meno ‘Torino centrica’. Chiediamo, però, al nuovo Governo regionale di non ‘dimenticare’ Torino, una realtà intorno alla quale ruotano 120 comuni della Città metropolitana, riconosciuti ‘Area di crisi complessa’. Su tale tema occorre proseguire il rapporto che sino ad oggi è stato costruttivo con il Mise che ha posto al centro la questione dell’innovazione tecnologica rivolta alle micro e piccole imprese del territorio torinese».

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