seguici su

Periodico web e cartaceo dell'Artigianato, del Commercio e della Piccola Industria

Marzo - aprile 2019

Fondato nel 1946

Editoriale

Autonomi, micro e piccole imprese:

cambiamento dentro la stagnazione

Alle Istituzioni nazionali, regionali e locali chiediamo azioni concrete

«­Dopo la crisi iniziata nel 2008, che per durata e impatto negativo sull’economia e sulle imprese è stata la più devastante dal Dopoguerra ad oggi, il sistema delle Pmi aveva saputo cogliere quei segnali di ripresa che in modo discontinuo e precario si sono verificati in questo decennio. Oggi quel sistema si interroga sul proprio futuro. Un sistema, quello del lavoro autonomo, delle micro e piccole imprese dell’artigianato, dell’industria, del commercio e dei servizi che ha subito una vera e propria selezione darwiniana. Molte, troppe aziende, hanno chiuso i battenti nel silenzio della politica o nel suo recitare “lacrime di coccodrillo” a fronte dei suicidi di troppi piccoli imprenditori. Sono mancate politiche di sostegno sul terreno dell’innovazione, del marketing, dell’esportazione. L’unica attenzione vera ha riguardato il lavoro con l’applicazione per il mondo dei piccoli della cassa integrazione in deroga. Un atto necessario per mantenere il capitale umano, che nelle micro imprese ha un valore decisamente superiore alle medie e grandi aziende, ma non sufficiente. La crisi ha picchiato duro, ed in assenza di strategie a supporto delle piccole imprese, ha visto la scomparsa sul nostro territorio di alcune migliaia di attività e allo stesso tempo, agendo come “distruzione creatrice” di Schumpeteriana memoria, ha in parte prodotto un relativo rafforzamento delle imprese che hanno resistito alla crisi stessa. Infatti, escludendo l’edilizia che continua a subire una contrazione (i dati della Cassa edile per il solo comparto artigiano evidenziano dal 2011 al 2018, un calo di 1020 aziende e 3876 dipendenti), il settore manifatturiero nel 2018 dimostra un rafforzamento della componente artigiana.

 

L’Osservatorio Ebap, presentato in occasione del venticinquesimo anniversario dell’Ente, evidenzia che oggi alla bilateralità, nella sola città metropolitana torinese, aderiscono 8200 aziende con 32.700 dipendenti. La media dei dipendenti per impresa si attesta a quattro unità con una crescita dello 0.8% rispetto al 2015. Crescono per numerosità le aziende nelle fasce dimensionali più alte e contemporaneamente sono riprese le richieste di contributo per investimenti e macchinari e automezzi. Siamo di fronte ad una situazione che evidenzia una realtà, quella delle micro e piccole imprese, rappresentata da una forte polarizzazione tra negatività e positività. Se per rappresentare lo stato del comparto dovessimo utilizzare un colore potremmo affermare che tra il bianco e il nero la maggioranza degli imprenditori si trova di più nelle varie sfumature del grigio. Lo dimostrano dati e analisi che potete ritrovare nelle pagine successive del Corriere Artigiano: dalla difficoltà emersa nel rapporto imprese-innovazione-digitalizzazione, alla produzione, all’internazionalizzazione. Più preoccupanti sono gli scenari che si prospettano per i prossimi mesi. Un Prodotto interno lordo che segna -0.2% nel 2018 e una previsione di -0.9% nel 2019. Un tasso di disoccupazione che tende a rimanere fermo al 10.7%, un debito pubblico che ha toccato il 132.1% del Pil nel 2018 e che nel 2019 si prevede al 133.4%; l’occupazione è ferma, il credito alle imprese per disponibilità e costo è atteso in peggioramento nell’anno in corso. Queste stime nazionali ci inducono a pensare che ormai il Paese è vicino alla crescita 0 e dovrà affrontare una fase di difficile tenuta dei conti pubblici. Purtroppo anche nel torinese la situazione evidenzia andamenti negativi.

 

La produzione industriale segna un -1% tra il 2017 e il 2018. Inoltre per l’ottavo anno consecutivo il nostro sistema imprenditoriale si contrae, facendo segnare un saldo negativo pari al -0.31%. Un altro segnale preoccupante ci viene consegnato dall’indagine sulla natimortalità di Unioncamere Piemonte: su 5 aziende che iniziano un’attività, 3 la cessano nell’arco dei primi 5 anni di vita. Sono questi i motivi che ci spingono a chiedere un serio impegno ed un confronto con le varie istituzioni centrali e locali, il mondo universitario e della ricerca, il sindacato dei lavoratori. Sono certamente importanti alcuni risultati che siamo riusciti ad ottenere nel rapporto con l’attuale Governo in occasione dell’approvazione dell’ultima Legge di Bilancio, così come rilevanti seppur limitati sono stati alcuni provvedimenti ottenuti a livello regionale e territoriale, ma tutto ciò non è più sufficiente se ad ogni livello non si costruisce una politica industriale rivolta alle micro e piccole imprese che non può essere la semplice ricaduta cosiddetta “a grappolo” delle scelte che di norma coinvolgono le medie e grandi imprese. Sarà questo il terreno di confronto rispetto al quale CNA Torino si impegnerà nei prossimi mesi».

Cookie Policy - CNA Editrice Srl, via Millio 26 - 10141 Torino | P.iva 07651210010 | Scrivi alla redazione  editrice@corriereartigiano.it