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Periodico web e cartaceo dell'Artigianato, del Commercio e della Piccola Industria

Maggio - giugno 2019

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Attualità

Fondartigianato: fotografia dei lavoratori

643 questionari per analizzare nuovi dati

Occorre migliorare la promozione dei corsi di formazione offerti ai dipendenti

Prosegue l’attività di monitoraggio di Fondartigianato per meglio comprendere le dinamiche interne alle imprese artigiane in materia di formazione professionale. Esaurita la fase uno del progetto denominato «Fondartigianato 3.0» che ha portato ad analizzare 1900 questionari di imprese artigiane, l’interesse del team di ricercatori guidato dal professor Gian Carlo Cerutti si è ora focalizzato sui dipendenti. Sono stati 643 i lavoratori monitorati, appartenenti a tutti i settori produttivi del Piemonte, e l’esito dell’indagine è stato restituito lo scorso 15 maggio a Torino, nel corso di un seminario a cui ha preso parte anche l’assessore regionale uscente alla formazione Gianna Pentenero. In linea generale, i dati raccolti evidenziano percezioni ben definite da parte dei lavoratori artigiani sulla formazione professionale e su Fondartigianato: ai lavoratori interessa la formazione, la considerano utile per il proprio lavoro e per il proprio patrimonio professionale; emerge però un «vissuto» diverso rispetto ai titolari circa il tipo di formazione che serve di più per la propria crescita professionale; i lavoratori conoscono, inoltre, assai poco o per nulla Fondartigianato ed Ebap e - a differenza dei titolari - non accedono ai canali istituzionali per informarsi. L’analisi dei questionari restituisce, quindi, una realtà artigiana fortemente convinta dell’utilità della formazione.

 

Questa convinzione è, innanzitutto, condivisa dai titolari d’impresa i quali, tuttavia, investono in una formazione quasi esclusivamente indirizzata verso attività necessarie all’impresa per garantire la «continuità di servizio»; verso la sicurezza sul lavoro; l’aggiornamento della normativa di settore; le competenze tecniche necessarie per l’utilizzo di macchinari e attrezzature. Per i lavoratori, invece, i corsi più frequentati e ricercati sono quelli in grado di accrescere il proprio patrimonio professionale: lingue straniere; competenze digitali; problem solving e team building; marketing e vendite. Ma vediamo, nel dettaglio, alcuni dei risultati dell’indagine che ci aiutano a comprendere meglio la figura del lavoratore tipo dell’impresa artigiana. Intanto, dall’analisi dei questionari emerge che i dipendenti sono molto più giovani dei titolari. Il 60% dei titolari ha 50 e più anni, contro il 25.3% dei dipendenti. La quota dei titolari con meno di 29 anni è pari 2.9%, contro il 20.7% dei dipendenti. Il 37% circa dei lavoratori è in possesso di un diploma, appena il 6.5% di una laurea, mentre il 55% ha frequentato la scuola dell’obbligo spingendosi al massimo a frequentare una scuola professionale. Nelle aziende artigiane prevalgono nettamente i contratti di lavoro a tempo indeterminato (66.7%) e la forza lavoro è prevalentemente maschile (54%). Le donne ricoprono soprattutto il ruolo di operaio comune (43.6% contro il 28.7% degli uomini) e le donne operaio specializzato sono appena il 10% (37.7% gli uomini), anche se sono la maggioranza tra gli impiegati (29.9% contro 11%). Dall’indagine emerge anche che solo un quarto dei lavoratori desidera mantenere la posizione di lavoratore dipendente in un’impresa artigiana o in una piccola impresa. Molto desiderata è la scelta in direzione del lavoro autonomo, con il 31% di segnalazioni (probabilmente soprattutto nell’ambito dell’artigianato).

 

Lavorare in una media impresa o in una grande impresa è la prospettiva preferita ed attira all’incirca il 44% dei lavoratori. Due le motivazioni prevalenti del desiderio di cambiare lavoro: avere un salario più alto (37.2%) e avere maggiori possibilità di crescita professionale (22.9%) un dato rafforzato dalla risposta «avere maggiori possibilità di carriera» scelta dal 20.4% dei lavoratori che hanno risposto al questionario. Le aziende artigiane a cui appartengono i lavoratori interpellati appaiono, in effetti, un po’ statiche: dispongono prevalentemente di tecnologie e attrezzature tradizionali (64.9%), mentre una minoranza significativa (35.1%) dispone prevalentemente di tecnologie e attrezzature innovative. Con riferimento agli ultimi tre anni, solo il 31% delle aziende ha investito in nuove tecnologie o attrezzature e nel 33.1% dei casi non si è verificata nessuna innovazione organizzativa e gestionale di rilievo. Nel 21.5% dei casi si è però evidenziato un aumento delle competenze professionali richieste ai dipendenti e collaboratori e il 28.2% delle imprese ha introdotto sul mercato nuovi prodotti o nuovi servizi. Significativamente, il 28.4% delle imprese che hanno innovato ha incrementato l’occupazione negli ultimi tre anni, contro il 18.4% di chi non lo ha fatto. Prevale però la stabilità degli addetti nel 63% circa dei casi (al.st).

La foto di gruppo prima dell’inizio del seminario con, a sinistra, l’assessore regionale uscente alla formazione Gianna Pentenero

e il Presidente dell’Ebap Paolo Alberti; a destra,

il vice Presidente Ebap Giuseppe Melillo

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