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Periodico web e cartaceo dell'Artigianato, del Commercio e della Piccola Industria

Maggio - giugno 2019

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Attualità

Confidi più solidi, ma la crisi non è finita

Dimezzati gli istituti del mondo artigiano

In Piemonte erogate garanzie bancarie verso le Pmi per quasi 1.8 miliardi di euro

Più solidi ma non ancora in equilibrio tra costi e ricavi: sono i Confidi italiani, che danno segnali positivi rispetto al passato pur avendo bisogno di norme che consentano loro di dotarsi di un modello di business sostenibile, per meglio supportare le Pmi alla ricerca di un migliore accesso al credito. È quanto emerge dalla ricerca «I Confidi in Italia», promossa dal Comitato Torino Finanza in collaborazione con il Dipartimento di Management dell’Università di Torino, su un campione di 33 Confidi vigilati dalla Banca d’Italia e 44 non vigilati. Rispetto alle edizioni precedenti, aumenta la solvibilità dei Confidi italiani, che nel 2017 presentano un Total Capital Ratio pari o superiore al 10% grazie all’aumento dei fondi propri (e quindi della strutturazione dei consorzi) e la diminuzione del rischio di credito. Si confermano invece le difficoltà nel generare reddito: solo 7 Confidi su 33 hanno concluso il 2017 con un margine operativo positivo. Dopo anni di ristrutturazioni, con la razionalizzazione del settore, ora in Piemonte i Confidi sono due Ascomfidi Nord e Confidare. I numeri dicono che entrambi i Confidi piemontesi hanno aumentato il proprio tasso di copertura: Ascomfidi dal 32% nel 2016 al 35% nel 2017 e Confidare dal 44% al 46%.

 

I Confidi piemontesi nel 2017 esprimono un valore complessivo di fondi propri di 39.926 milioni di euro con una riduzione patrimoniale del 26% per Ascomfidi e un aumento dell’1% per Confidare. Nel 2017 il totale delle garanzie erogate è stato di 1 miliardo e 885.838.847 milioni di euro con una diminuzione del -6.64% rispetto all’anno precedente. Quindi fondi propri, strutturazione più forte e minore rischio del credito. Come spiega Vladimiro Rambaldi, Presidente del Comitato Torino Finanza, «Torino ed il Piemonte sono stati per anni il mercato di riferimento dei Confidi e giocano ancora un ruolo strategico per individuare modelli che possano portare ad una trasformazione radicale del sistema: in Italia le Pmi sotto i 20 addetti ottengono dal sistema bancario il 30% di credito in meno rispetto al 2011 captando solo il 17.9% degli impieghi vivi (cioè al netto delle sofferenze) erogati». I cambiamenti delle politiche di offerta del sistema bancario hanno contribuito a rendere più difficile il finanziamento bancario ed è quindi sempre più cruciale rendere i Confidi più utilizzabili e raccordarli in modo più efficiente con gli strumenti pubblici esistenti. Sono in totale 292 i Confidi operanti in Italia. Di questi, 229 istituti, il 78%, operano senza vincoli settoriali al fine di un’adeguata diversificazione del core business che mitighi il rischio operativo. Di queste 229 unità, 29 sono vigilati dalla Banca d’Italia mentre 200 sono i non vigilati. Per le restanti unità, il comparto artigianato vede una netta diminuzione passando dai 68 istituti presenti l’anno precedente alle 31 unità di quest’anno.

Articolazione settoriale dei Confidi italiani. Legenda: Confidi 106, Istituti vigilati da parte di Banca d’Italia; Confidi 112, Istituti di minori dimensioni, non soggetti a vigilanza

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